The art of the brick

The art of the brick

Ci si è disposti in cerchio intorno a un barattolo di zuppa in una teca di vetro, si è stati fermi a guardare per ore una tela monocroma intonacata, si è passati tra i corpi nudi di due artisti immobili e impassibili sull’uscio. E sì, è stato fantastico. Ma ora? È passato mezzo secolo e ci si chiede quale sarà il futuro dell’arte.

Noi ne stiamo parlando davanti alla nostra ultima birra londinese, e a preoccuparci non è solo il futuro, ma anche il presente. Nella miriade di installazioni di corde di capelli umani, di torri di saponette usate e sculture di feci umane, abbiamo bisogno di fermarci un attimo a pensare.

Lo facciamo ripensando a una mostra alla quale siamo stati da poco e che è provocatoria nel suo non essere provocatoria. Alla South Bank di Londra è in corso una personale di Nathan Saway dal titolo The Art of the Brick: DC Super Heroes. Le sculture dell’artista sono realizzate in mattoncini Lego. Il fil rouge che lega le opere scelte per l’esposizione è, ovviamente, la DC Comics. Supereroi fatti di lego, insomma. Ne andiamo matti. Ma c’è qualcosa di più, Saway ci ricorda con le sue costruzioni la dimensione ludica dell’arte, ci riporta al nucleo originario e lo fa proprio nel modo che non ci saremmo aspettati, ripescando dalla nostalgia per un’infanzia che non è solo quella personale, ma è quella dell’umanità intera. Poi c’è la questione della progettazione, dello studio e del lavoro che stanno alla base dell’esito estetico, è quell’andare oltre al ready made con qualcosa che è a disposizione di chiunque, ma che assume nelle mani dell’artista un significato differente. E poi il paradosso della riproducibilità. Qui è la riproducibilità è cercata, ostentata e infine lanciata come sfida: non sono state fatte modifiche di nessun tipo ai pezzi che compongono le opere, quindi ciascuno di noi, dopo aver capito come, potrebbe realizzarle.

Un gioco da ragazzi.

gothamsiti
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